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Concepito per la prima volta da nel 17° secolo da Giovanni Borrelli, l’ apparato per
la respirazione subacquea a circuito chiuso è stato realizzato già alla fine del
secolo scorso.
Il primo pratico utilizzo di un sistema a ricircolo dell’ ossigeno si deve Henry Fleuss
nel 1878, si deve a lui la dimostrazione all’ interno di tunnel allagati;
Nel 1881 venne sperimentato il primo vero materiale assorbente della CO2, ovvero
l’ idrossido di bario da Khotinsky e Lake;
Durante la seconda guerra mondiale agli italiani fu affidato il compito di testare dei
rebreathers per attaccare le navi nel porto di Gibilterra e di Alessandria d’ Egitto;
Nel 1969 nasce l’ Electrolung che utilizzò una forma primordiale di sensori ad
ossigeno elettro-chimici;
I rebreathers entrano nell’ ambito commerciale come sistemi di respirazione
secondari, poi grazie all’ avvento della tecnologia e dell’ elettronica, si impongono
come sistemi di respirazione primari per la subacquea tecnica ricreativa.

Ma cosa è un Rebreather?

è un apparato composto da un circuito respiratorio attraverso il quale il sub inspira gas e
verso il quale espira lo stesso gas.
Esistono tre tipi di REB:
- circuito chiuso ad ossigeno puro;
- circuito semi chiuso;
- e circuito chiuso.
Ma Ognuno di essi ha diverse limitazioni e capacità operative...

Di base quindi il Rebreather (per gli amici Reb), ricicla i gas espirati eliminando l’anidride
carbonica prodotta dalla respirazione del sub. Il vantaggio principale è una maggiore
efficienza nell’uso dei gas. Infatti quando respiriamo aria in superficie utilizziamo circa il
4% dell’ossigeno presente per il nostro metabolismo, e espiriamo il resto, assieme
all’azoto. In altre parole il 96% del gas utile per la respirazione se ne va con le bolle.
In profondità è ancora peggio, perché con la pressione ogni respiro contiene aria più
densa, come se il volume fosse maggiore. A 40 m respiriamo 5 volte il volume equivalente
(paragonato alla superficie), a 90 m 10 volte. Ad ogni espirazione il gas prezioso se ne va
in bolle: sprechiamo 10 volte più O2. Questo è un motivo per cui nell’immersione a circuito
aperto la pianificazione e il ritmo respiratorio sono fattori critici.
Il Reb aggira il problema riproponendoci più volte il gas espirato. Gli sprechi sono ridotti e
il sub ha bisogno di una quantità assoluta di gas minore. Il suo funzionamento è basato sul
recupero del gas espirato, cui viene aggiunta ogni volta solo la piccola frazione di
ossigeno effettivamente utilizzata.
Con almeno 3 benefici per il sub:
Si riduce il bisogno di portare con sé una grande riserva di gas. La quantità di
ossigeno di cui il nostro corpo necessita cambia poco con la profondità, di
conseguenza l’ O2 durerà lo stesso tempo, a 20 m come a 100 m.
L’ O2 espirato è riciclato. Insomma, invece di un bibo da 20+20 l, due bombole da 3
l saranno sufficienti.

Mentre nell’immersione a circuito aperto più andiamo profondi e più dobbiamo
aumentare il volume delle bombole, con il rebreather il volume del gas non è più un
fattore limitante. L’esaurimento del gas non è il problema principale, i fattori critici
diventano la durata della decompressione, la saturazione del filtro che assorbe
l’anidride carbonica, la tossicità dell’ossigeno.
I Rebreather più d'avanguardia in assoluto sono oggi gli ECCR (Electronic Closed Circuit
Rebreathers); si tratta di dispositivi a miscela controllati da sensori di ossigeno elettrochimici con automatismo elettronico.
In questa macchina, che utilizza di solito due bombole (una di ossigeno puro ed una di "diluente", ovvero una miscela di gas che può essere anche aria) il gas contenuto nella
bombola di diluente serve solo come "volume da respirare", mentre man mano che l'ossigeno viene consumato, vi è una immissione di quest'ultimo gas attraverso un sistema elettronico.
Detto sistema utilizza dei sensori per ossigeno che misurano la percentuale di ossigeno presente nella miscela e se questo scende sotto un valore predeterminato (detto set-point)
provvede ad azionare automaticamente un'elettrovalvola (detta in gergo solenoide) che lascia entrare una parte di ossigeno dalla bombola che lo contiene. Peculiarità di detti apparecchi, oltre al costo elevato, è il fatto che richiedono uno specifico addestramento.
E' ormai ovvio proiettarsi ad immaginare che, il futuro della subacquea in generale, sia focalizzato sulla tecnologia del circuito chiuso, che è in continua evoluzione anno dopo anno e raggiungerà non troppo tardi il lasciapassare per essere classificata come "di routine" per svolgere immersioni di ogni tipo.